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POLINVERSI OLTRE

Letteratura, poesia, arte

Una poesia di Paul Éluard

LIBERTA’

Su quaderni di scolaro
Su i miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome

Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome

Su la giungla ed il deserto
Su i nidi su le ginestre
Su la eco dell’infanzia
Scrivo il tuo nome
Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome

Su tutti i miei lembi d’azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome

Su le piane e l’orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome

Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome

Su la schiuma delle nuvole
Su i sudori d’uragano
Su la pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome

Su le forme scintillanti
Le campane dei colori
Su la verità fisica
Scrivo il tuo nome

Su i sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Su le piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome

Sopra il lume che s’accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome

Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome

Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome

Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome

Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome

Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome

Su l’assenza che non chiede
Su la nuda solitudine

Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome

Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l’immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d’una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti

Libertà.

Paul Éluard

https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_%C3%89luard

Una poesia di Wisława Anna Szymborska

CONVERSAZIONE CON UNA PIETRA

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro,
dare un’occhiata,
respirarti come l’aria.

– Vattene – dice la pietra.
Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo,
e visitare poi anche la foglia e la goccia d’acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.
– Sono di pietra – dice la pietra
– E devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

– Sale grandi e vuote – dice la pietra
ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.
Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

– Non entrerai – dice la pietra.-
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

– Se non mi credi – dice la pietra-
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d’acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d’una immensa risata
che non so far scoppiare.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
– Non ho porta – dice la pietra.

Maria Wisława Anna Szymborska

https://it.wikipedia.org/wiki/Wis%C5%82awa_Szymborska

Una poesia di Nazim Hikmet


LA BAMBINA DI HIROSHIMA

“Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

Ne avevo sette, allora:

anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.

Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.”

Nazin Hikmet

https://it.wikipedia.org/wiki/Naz%C4%B1m_Hikmet

Una poesia di Eugenio Montale

I LIMONI

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Montale

Una poesia di Marina Minet

SE TU, NARCISO

Se tu, Narciso, cadessi un giorno
chi tenderebbe la mano sul tuo volto
dura è la pietra nel sentiero
battuto dalle fughe
l’ombra delle ancelle si è strappata
e non ha più stoffa nei vestiti
come l’artigiano vecchio che ha scolpito il sole
loro ci credevano alla luna
eppure aspettano il mattino
come i poveri aspettano la manna

Le grondaie misurano la pioggia
ne ascoltano il frastuono
si accertano che il numero dei giorni
sia preciso, scandito
che l’alba torni buia
piangendo il suono triste dei tamburi
dietro a un carro
e sanno che a gennaio
il gelo le consuma, più freddo
che il grano tornerà
sbiadendole di luce inviperita
seppure non avranno di che bere
legate taciturne intorno ai tetti

Se tu, Narciso, vedessi
guardassi le guerre nascoste alle tue spalle
se solo posassi il tuo bagaglio
su un treno rivolto a un’altra estate
allora, saprai che lontano
la ruota delle corse è sempre uguale
null’altro
fiorente e sciupata negli anni

Non temere, Narciso
non seguire l’abbraccio dell’abisso
e non voltarti mentre vacillerai
sarai svolta di quiete e ramo di tempesta
come le stagioni arse e inumidite

L’emozione è un viaggio sacro
versata dentro al cuore
percorrerà l’ignoto senza sponde
fedele al sonno dell’aurora
che spinge tutti i sogni fra le mani

Di cenere è la soglia in cui nessuno attende
in cui l’amore è un ritratto desolato
sbiadito in un sepolcro
e vuoto è il tempo di lodi sciolte in eco
difese con l’inganno da un bozzolo ferito

Apri gli occhi, Narciso
accecali di lacrime pesanti e bagna tutti i fiori
che all’ombra sbocceranno
felici di sentire la pietà
appassiti in un sudario di gioia

15 aprile 2021

Marina Minet

Una poesia di Giovanni Raboni

Mai davvero felice e mai del tutto

infelice – oh, l’ho capito; e mi regolo.

Ma pensare la gioia, almeno quello:

pensarla! e qualche volta, senza farsi

troppe idee, senza montarsi la testa,

annusarla, sfiorarla con le dita

come se fosse (non lo è?) l’avanzo

della vita d’un santo, una reliquia…

(in Poesia n. 168, gennaio 2003)

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Raboni

Una poesia di Michele Mari


NELLA MIA TESTA

Nella mia testa
c’è sempre stata una stanza vuota per te
quante volte ci ho portato dei fiori
quante volte l’ho difesa dai mostri

Adesso ci abito io
e i mostri sono entrati con me

Michele Mari

https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Mari

Una poesia di Flavio Almerighi


PRIMO GIUGNO 2007

Alcune cornici
sono fondi di lanterna magica
le cui valli stringono forte
monti innevati
che un tempo ero anch’io,
schiacciati tra turbolenza e nulla.

Fui poi acqua, seme
idea caduta dai ginocchi,
ma sempre ho pensato gli anni
un tiepido fondovalle
che ride e attende
dopo molti passi.

Flavio Almerighi

https://almerighi.wordpress.com/

Una poesia di Milo De Angelis


In questa calma di piena luce
che si allarga
così compatta che cederle quietamente
è forse necessario,
come indugiare senza significato
a fissare il catrame bollente
o intontirsi di giallo
con l’occhio immobile al sole sulle rotaie.
E’ ancora possibile
smorzarsi senza strappi
fino al margine della coscienza.
Legare il cervello alle vene nei polsi
e sfaldare il pensiero:
sfaldarlo prima del pomeriggio
ma con la pazienza orizzontale
delle strade sdraiate senza respiro
nella piana di sole
che scende su questa curva di piazza
e investe i tetti delle macchine
trovare il secondo.

Milo De Angelis

https://it.wikipedia.org/wiki/Milo_De_Angelis

Una poesia di Wystan Hugh Auden


BLUES IN MEMORIA

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Incrocino gli aereoplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: avevo torto.
Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

Wystan Hugh Auden, da “La verità, vi prego, sull’amore”, Adelphi Edizioni, 1994

https://it.wikipedia.org/wiki/Wystan_Hugh_Auden

Una poesia di Daniele Mencarelli


UN CUORE CHE NON C’ERA

Un cuore che non c’era
da oggi batte il mio tempo
ordina i giorni in una sola attesa,
nove mesi mi condurranno a te
farai di questo figlio tuo padre,
cosa di mio ti porterai in dote?
Non prenderti gli occhi
sempre troppo aperti sulle cose
che schiantano nervi, cuore,
eterni esordienti alla gioia, come al dolore.

Daniele Mencarelli, da Figlio (Nottetempo, 2013)

https://www.danielemencarelli.it/

In cima ad un violino di Alda Merini


IN CIMA AD UN VIOLINO

In cima ad un violino

ci sta forse un respiro

che nessuno raccoglie

perché è un senso d’amore.

Tu suoni per il vento e viaggi

dove la pace sussurra tra le piante

tutta una nostalgia.

Alda Merini

https://it.wikipedia.org/wiki/Alda_Merini

Osip Mandel’štam sulla letteratura


Divido tutte le opere della letteratura mondiale in autorizzate e non autorizzate. Le prime sono una schifezza, le seconde, aria rubata. Vorrei sputare in faccia agli scrittori che scrivono cose preventivamente autorizzate, vorrei percuoterli sulla testa con un bastone e metterli tutti a tavola nella Casa dei Letterati, ciascuno davanti a un bicchiere di tè da commissariato di polizia, e con in mano l’analisi delle urine di Gornfel’d [Arkadij Gornfel’d (1867-1941) noto critico letterario].

Osip Mandel’štam, Sulla poesia, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, Bompiani 2003, p. 35

https://it.wikipedia.org/wiki/Osip_%C4%96mil%27evi%C4%8D_Mandel%27%C5%A1tam

Una poesia di Jean Debruynne

TI AUGURO DI VIVERE

Ti auguro di vivere
senza lasciarti comprare dal denaro.
Ti auguro di vivere
senza marca, senza etichetta,
senza distinzione,
senza altro nome
che quello di uomo.
Ti auguro di vivere
senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere
senza sospettare o condannare
nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere in un mondo
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.

Jean Debruynne

Giacomo Leopardi sulla sorte dei libri

Troppa è la copia dei libri o buoni o cattivi o mediocri che escono ogni giorno, e che per necessità fanno dimenticare quelli del giorno innanzi, sia pure eccellenti. Tutti i posti dell’immortalità in questo genere, sono già occupati. Gli antichi classici, voglio dire, conservano quella che hanno acquistata, o almeno è credibile che non morranno così tosto. Ma acquistarla ora, accrescere il numero degli immortali; oh questo io non credo che sia più possibile. La sorte dei libri oggi, è come quella degl’insetti chiamati efimeri (éphémères): alcune specie vivono poche ore, alcune una notte, altre tre o quattro giorni, ma si tratta di giorni. Noi siamo veramente oggidì passeggeri e pellegrini sulla terra: veramente caduchi: esseri di un giorno […]. Perché non solo ai letterati, ma ormai a tutte le professioni è fatta impossibile l’immortalità, in tanta infinita moltitudine di fatti e di vicende umane, dapoi che la civiltà, la vita dell’uomo civile, e la ricordanza della storia ha abbracciato tutta la terra

(Giacomo Leopardi, Zibaldone, pp. 4269-70)

https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi

Una poesia di Antonio Machado


NUDA E LA TERRA E L’ANIMA

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza…Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole…Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

(Antonio Machado)

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Machado

Una poesia di Gina Labriola

UNA CIPOLLA

Vorrei sì, qualche volta,
essere solamente una cipolla
rosea, con la treccia bionda,
sfogliarmi, spogliarmi
dei sette veli della seduzione.

Mettere a nudo il cuore,
farti piangere, una volta almeno,
per andare poi raccontando in giro,
che hai versato per me
lacrime di passione.

da Storie del pappagallo, prefazione di Luciana Gravina, Edizioni ArtEuropa, 2006 (p.47)

https://it.wikipedia.org/wiki/Gina_Labriola

Margherita Guidacci

ALL’IMPOETICO LETTORE

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

Margherita Guidacci

https://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_Guidacci

Un intervento sulla letteratura di Italo Calvino

“La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d’ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida dalle spiegazioni generali e dalle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo.

A differenza della letteratura medievale che tendeva a opere che esprimessero l’integrazione dello scibile umano in un ordine e una forma di stabile compattezza, come la Divina Commedia, dove convergono una multiforme ricchezza linguistica e l’applicazione d’un pensiero sistematico e unitario, i libri moderni che più amiamo nascono dal confluire e scontrarsi d’una molteplicità di metodi interpretativi, modi di pensare, stili d’espressione. Anche se il disegno generale è stato minuziosamente progettato, ciò che conta non è il suo chiudersi in una figura armoniosa, ma è la forza centrifuga che da esso si sprigiona, la pluralità dei linguaggi come garanzia d’una verità non parziale”.

(Italo Calvino, da “Lezioni americane” – Sei proposte per il prossimo millennio, Oscar Mondadori 2012)

https://it.wikipedia.org/wiki/Lezioni_americane

Una poesia di Francesco Giusti


Sull’impronta
che il tuo candido seno ha lasciato
al margine del lenzuolo
chino si disveli l’Eterno
per suggerne maggiore infinitezza
allo stesso modo in cui
lungo quelle lisce pendici l’ombra
senza nulla calcolare
continua a farlo.

(Perpetuarsi, da Quando le ombre si staccano dal muro)

https://www.francescogiusti.com/

Una poesia di Vivian Lamarque

IL SIGNORE NEL CUORE

Le era entrato nel cuore.
Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era entrato nel cuore.
E lì cosa faceva? 
Stava.
Abitava il suo cuore come una casa.

(Vivian Lamarque)

https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Lamarque

Una poesia di Fernando Pessoa


QUEL CHE MI DUOLE NON E’

Quel che mi duole non è
Quello che c’è nel cuore
Ma quelle cose belle
Che mai esisteranno.

Sono le forme senza forma
Che passano senza che il dolore
Le possa conoscere,
O sognarle l’amore.

Come se la tristezza
Fosse albero e, una ad una,
Le sue foglie cadessero
Tra il sentiero e la bruma.

Fernando Pessoa

https://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa

Una poesia di Dominque Villa


I FIUMI VERDI E AZZURRI

I fiumi erano verdi e azzurri,
le montagne violette nell’ombra
-e verdi giada nel sole-,
i gerani erano rossi nella terra
ma tutto era tumefatto . – e degradato
fin nelle dischiuse rose-
Così bella nella – sua- irrealtà
in un cielo blu di pietra
(dove giacciono seppellite le ossa)
compariva
la mano di te tra quelle foglie di viola,
risplendevano severi
i lividi molli fiori del melo
io li vidi….
La vita è dura come un ossame,
da le contaminazioni l’avrebbe salvata solo
un unico gelido lirismo, dei sommersi corpi…
[L’aria aveva un odore ghiacciato
pesante freddissimo
in quella nuda avanzata,
purpurea nella sera]

(Dominique Villa, inedito, 23 settembre 2022)

https://villadominicabalbinot.wordpress.com/

Una poesia di Alfredo Bruni


STANOTTE SI PARLA SOLO DI MIO PADRE

stai parlando con la morte
che è venuta vestita da signora
e io non lo so
se siete già d’accordo
su quando e dove
dovrà accadere.
tu che curavi i particolari
sarai pignolo
anche con lei
e come al solito
non ti fiderai
controllerai
la carta d’identità
e il passaporto
e se nella tua valigia di cartone
c’è la pillola della pressione.
Padre Francesco
sulla tua fronte ha messo
l’olio dell’unzione.
ti è rimasto un filo di voce
e un respiro
per nascondere le tue paure
e le delusioni.
tutto finisce
ecco una verità che t’aspettavi
ma anche adesso
devi scrivere verbali
e deliberare il poi.
sei fatto così
hai la tua storia
che nessuno conosce fino in fondo
una gabbia dorata
e ti sembrava il mondo.
volevi
un figlio notaio
la figlia femmina sposata
nipoti intorno al letto
ad ascoltare i tuoi giudizi
che uccidono il futuro.
i tuoi silenzi
uccidevano anche il più facile destino
e non so se hai mai riso
durante la tua vita.
ma ora devi accontentarti di questo
uno stralcio di vita
e tanti ricordi
che porterai con te
e nemmeno una nuora
o un genero in pensione
per andare a vivere tranquillo
nell’altrove.
solo Dora
piange per te
e i figli fanno finta
che tutto possa andare bene.
Adalgisa aspetta che tu risorga
insieme a lei
e scrive ricette d’eternità
con la sua mente stanca.
aprila adesso
la tua gabbia d’oro
io vado a dormire un’ora
senza sapere se il sole
figlierà altri giorni
che butterai nel tuo letto di passione
o sei già in cammino
nella prateria
dove andrai da solo.

(Sibari 22 giugno 2012)

http://www.antiarte.it/antiarte/alfredo_bruni.htm

Una poesia di Frida Kahlo

TI MERITI UN AMORE

Ti meriti un amore che ti voglia
spettinata,

con tutto e le ragioni che ti fanno
alzare in fretta,

con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura, in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare
con te,

che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi,

che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti,

che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le
bugie
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

Frida Kahlo

https://it.wikipedia.org/wiki/Frida_Kahlo

Una poesia di Angelo Mandula

LA MIA VOCE

Non so quando si fece voce

quel silenzio ch’io ero:

fu il canto d’un grillo nella notte

o l’urlo disperato del mare senza pace,

forse giace dentro un pugno di terra

chi snebbiò d’un tratto la folta cortina del sogno.

La voce ebbe subito un’eco:

e fu ancora canto di grilli

od urlo di mare, o il suono antico

dell’erba squassata dai venti

o la voce acerba di chi conobbe

altra vita. Ma molto mi giovò

se non fu subito pianto.

(da Il colore della verità, 1969)

https://www.macaboreditore.it/home/product/137-italia-insulare-i-poeti-vol-secondo-angelo-mundula-e-i-luoghi-dell%E2%80%99anima.html

Una poesia di Stefano Raimondi

Eccoti finalmente voltato
dalla parte del cielo.

Aspettare che tutto si muova
che tutto diventi vero come
questa luce che viene dal chiuso
col respiro infilzato sul dorso
di un palombaro che sale
come una promessa data
con parole diurne
tagliate dal chiaro, uscite di sbieco
dalle corsie.

Nascita di Giacomo, 11 luglio 2007

Una poesia di Michele Brancale

Il MIO PAESE

E’ un mucchio di case su crete arse.
Anche da lontano riesco a sentirne
il suono nelle gradazioni offerte
del giorno: il canto mesto del lavoro,
la campana che percorre la valle
le sonagliere di muli carichi,
le parole che dicono degli ‘altri’
che sono partiti.
Sotto coperta
non posso fare a meno di pensare
se sarò restituito al mio paese

Michele Brancale, da L’apocrifo nel baule

http://www.italian-poetry.org/michele-brancale/

Una poesia di Jorge Luis Borges

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TI OFFRO

Ti offro strade difficili, tramonti disperati,
la luna di squallide periferie.
Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati, i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
il padre di mio padre ucciso sulla frontiera di Buenos Aires,
due pallottole attraverso i suoi polmoni, barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di una mucca;
il nonno di mia madre – appena ventiquattrenne –
a capo di un cambio di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia
nei miei libri, qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche modo –
il centro del cuore che non tratta con le parole,
né coi sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore;
cerco di corromperti con l’incertezza,
il pericolo, la sconfitta.

Jorge Luis Borges

https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Luis_Borges

Una poesia di Valerio Magrelli

HO SPESSO IMMAGINATO CHE GLI SGUARDI

Ho spesso immaginato che gli sguardi
sopravvivano all’atto del vedere
come fossero aste,
tragitti misurati, lance
in una battaglia.
Allora penso che dentro una stanza
appena abbandonata
simili tratti debbano restare
qualche tempo sospesi ed incrociati
nell’equilibrio del loro disegno
intatti e sovrapposti come i legni
dello shangai.

Valerio Magrelli, Nature e venature, Mondadori 1987

https://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Magrelli

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